Una lista di prospezione senza numeri è una lista di nomi. È la constatazione che ha creato un intero mercato dell’arricchimento dei dati B2B, e con esso un’inflazione di promesse commerciali difficili da verificare: «98% di copertura», «milioni di contatti verificati», «il miglior tasso di match d’Europa».
Queste cifre non sono false, sono solo misurate su qualcosa di diverso da ciò che farà lei. Un tasso di match sulle email non ha niente a che vedere con un tasso di match sui cellulari diretti. Una copertura negli Stati Uniti non ha niente a che vedere con l’Italia.
Questa guida dà i tassi realmente osservati, il metodo per testare un fornitore e il quadro giuridico che si applica in Italia.
Cosa significa «tasso di match», e cosa nasconde
Il tasso di match è la quota dei suoi contatti per i quali il fornitore ha restituito un dato. È una definizione abbastanza ampia da coprire realtà molto diverse.
Tre domande da porre prima di accettare una cifra:
Match su cosa? Un’email professionale si deduce spesso da una regola di nomenclatura (nome.cognome@azienda.it) verificabile automaticamente. Per questo i tassi di match sulle email raggiungono correntemente l’85-98%. Un cellulare diretto non si deduce da niente: bisogna che sia stato raccolto da qualche parte. Il divario tra i due è strutturale, non commerciale.
Match su quale geografia? Le basi anglosassoni sono nettamente più ricche negli Stati Uniti che in Italia. Un fornitore eccellente a Chicago può essere mediocre a Bologna.
Match su quale funzione? È la variabile più sottovalutata. Le funzioni commerciali sono sovrarappresentate nelle basi, perché sono quelle che lasciano più tracce pubbliche. I profili tecnici, finanziari e legali lo sono molto meno.
| Tipo di dato | Copertura reale osservata |
|---|---|
| Email professionale | 85-98% |
| Numero diretto o cellulare, tutte le funzioni | 40-70% |
| Numero diretto, funzioni commerciali, Italia | circa il 60% |
| Numero diretto, funzioni tecniche e finanziarie, Italia | circa il 45% |
Il waterfall: perché un solo fornitore non basta
Le basi dati B2B si sovrappongono solo in parte. Ognuna ha le sue zone di forza: un fornitore nato in Israele o negli Stati Uniti, un altro costruito sui contributi di estensioni del browser in Europa, un terzo alimentato da accordi di settore.
Da qui la logica del waterfall: interrogare i fornitori a cascata. Il primo risponde, ci si ferma. Non trova niente, si interroga il secondo, poi il terzo.
Il guadagno è reale: nei mercati europei maturi, una configurazione ben costruita raggiunge livelli che nessun fornitore unico ottiene. Il costo per contatto arricchito aumenta, per forza, poiché si possono pagare più interrogazioni per uno stesso contatto.
Il buon indicatore economico non è il costo per contatto arricchito, è il costo per contatto effettivamente raggiungibile. I due possono variare in direzioni opposte.
Un esempio con le cifre rende leggibile la scelta. Su 1.000 contatti:
| Fornitore unico | Waterfall di 3 | |
|---|---|---|
| Costo dell’arricchimento | 250 € | 400 € |
| Numeri diretti ottenuti | 450 | 640 |
| Costo per numero diretto | 0,56 € | 0,63 € |
| Contatti raggiungibili dopo le chiamate | ~135 | ~192 |
| Costo per contatto raggiungibile | 1,85 € | 2,08 € |
Il waterfall è qui leggermente più caro per contatto raggiungibile, ma produce il 42% in più con lo stesso team e lo stesso tempo. In un’attività in cui il vincolo è il numero di SDR e non il budget dati, è la seconda cifra a decidere.
Il protocollo di test, con 100 contatti
È l’unico modo serio di valutare un fornitore, e richiede mezza giornata.
Costituire un campione rappresentativo
100 contatti presi dal suo target reale: stesse dimensioni aziendali, stesse funzioni, stessi settori, stesse regioni. La tentazione è prendere grandi aziende milanesi in funzioni commerciali, dove tutti i fornitori danno buoni risultati. Starebbe testando il caso facile, non il suo.
Misurare il tasso di match lordo
La quota di contatti per i quali viene restituito un dato. Questa cifra serve da punto di partenza, non da conclusione.
Separare i diretti dai centralini
Numero per numero. Un numero di centralino, un numero già presente sul sito dell’azienda, un numero identico per più contatti della stessa società: sono centralini. È qui che compare la maggior parte dei divari tra promessa e realtà.
Chiamare il campione
L’unico test che conta. Misuri il tasso di risposta e la quota di chiamate che arrivano alla persona giusta. Un numero esatto ma obsoleto, o quello di un dipendente che se n’è andato, conta come match e vale zero.
Calcolare il costo per contatto raggiungibile
Costo totale dell’arricchimento diviso per il numero di persone davvero contattate. È l’indicatore da confrontare da un fornitore all’altro, e spesso classifica in modo diverso dal tasso di match annunciato.
Il quadro GDPR, senza approssimazioni
È il tema che la maggior parte degli articoli sull’arricchimento evita. Eppure è semplice da enunciare.
La base giuridica: legittimo interesse, non consenso
In Italia, la prospezione B2B non si basa sul consenso preventivo ma sul legittimo interesse, previsto dall’articolo 6.1.f del GDPR. Il Garante lo riconosce per i dati di contatto professionali: il trattamento dei recapiti delle persone che lavorano in un’azienda, limitato ai dati necessari per raggiungerle nel loro ruolo e finalizzato a una relazione con l’azienda a cui appartengono, non richiede il consenso della persona. In pratica, non ha bisogno che un decisore abbia accettato di essere contattato per chiamarlo in un contesto professionale.
Questa base è più comoda, ma non è gratuita. Presuppone che la persona possa opporsi facilmente, e che l’equilibrio tra il suo interesse e i diritti della persona sia difendibile. Una lista costruita su funzioni coerenti con la sua offerta supera quest’esame; una lista comprata senza criterio di pertinenza, molto meno. E due vincoli restano: l’email a freddo richiede il consenso ai sensi dell’articolo 130 del Codice privacy, salvo l’eccezione del cosiddetto soft spam verso clienti esistenti; e se la lista contiene cellulari personali, il Registro Pubblico delle Opposizioni va consultato prima di ogni campagna, perché dal 2022 copre anche i numeri mobili.
L’obbligo di informazione: l’articolo 14
È il punto più spesso ignorato, ed è quello che riguarda direttamente l’arricchimento.
Quando i dati non provengono dalla persona stessa (che è esattamente la definizione dell’arricchimento), l’articolo 14 del GDPR obbliga a informarla. Il contenuto dell’informativa comprende l’identità del titolare, le finalità, la base giuridica, il termine di conservazione, i suoi diritti e l’origine dei dati.
Il termine: al più tardi un mese dopo l’ottenimento dei dati e, in ogni caso, al più tardi al primo contatto con la persona.
In pratica, per un team di prospezione telefonica, si traduce in due cose semplici:
- Una pagina dedicata sul suo sito, accessibile, che contenga l’informativa completa e il mezzo per opporsi.
- Una menzione alla fine della prima chiamata o nella prima email di follow-up, che indichi da dove provengono i dati e dove esercitare i diritti. «Ho trovato i suoi recapiti in una base professionale, può chiedermi di cancellarli in qualsiasi momento» basta a voce e cambia il tono dello scambio.
La documentazione da tenere
Tre elementi, e stanno in poche pagine:
- L’analisi di proporzionalità: perché quel target, perché quei dati, in cosa è equilibrato.
- L’iscrizione nel registro dei trattamenti, con i fornitori identificati come responsabili o contitolari secondo l’assetto.
- Il termine di conservazione: ventiquattro mesi al massimo dall’ultimo contatto, con una cancellazione effettiva e automatizzata.
I 5 errori che fanno perdere soldi
- Confrontare i fornitori dal tasso di match annunciato. Mescola email e telefoni, diretti e centralini, geografie. Confronti dal costo per contatto raggiungibile.
- Testare con un campione facile. Grandi aziende, funzioni commerciali, Milano: tutti i fornitori danno buoni risultati lì. Il test deve assomigliare al suo target reale.
- Arricchire tutta la base in una volta. I dati scadono. Arricchire su richiesta, al momento di lanciare la sequenza, costa meno e dà numeri più freschi.
- Ignorare l’articolo 14. È l’obbligo più semplice da soddisfare (una pagina e una frase) e quello che manca più spesso.
- Non misurare mai dopo. Il tasso di risposta per lotto arricchito è l’unico ritorno di esperienza che permette di scegliere tra fornitori nel tempo. La nostra guida al miglior orario per chiamare in B2B dà gli ordini di grandezza con cui confrontarsi.
Cosa ricordare
L’arricchimento non si compra per un tasso di match, si compra per un costo per contatto raggiungibile, misurato sul proprio target. Questo solo spostamento dell’indicatore basta per decidere tra offerte che sembravano equivalenti.
E tenga presente l’ordine di grandezza reale: in numeri diretti in Italia, parliamo del 45-60% di copertura secondo la funzione, non del 95%. Un team che dimensiona i suoi obiettivi di chiamate sulla promessa commerciale invece che su questa cifra costruisce un piano che non reggerà.
Su cosa succede al dato una volta nello strumento, e sulla sincronizzazione con il suo CRM, il tema è trattato nella nostra guida all’integrazione telefonia-CRM.
Letture correlate: l’API di telefonia per arricchire su richiesta, e i migliori software di gestione commerciale.